Dopo tre anni di silenzio dall’ultimo suo lavoro intitolato “L’aldiquà”, Samuele Bersani ritorna con un nuovo disco “Manifesto Abusivo”, che a dire dal cantautore stesso, rappresenta un cambio di rotta del suo genere musicale. Il titolo scelto è proprio per denotare questo suo lavoro un po’ trasversale rispetto agli altri precedenti, che non segue le regole della discografia. All’interno trovere 11 tracce tra cui una rivisitazione della canzone del “Bombarolo” di De Andrè, una canzone che ha scelto perchè era solito ascoltarla spesso da piccolo. L’album, in vendita dal 2 ottobre,  si rivela come una perfetta sintesi tra musica e parole eparla di “amore e del presente”…a seguire la su arivisitazione del “Bombarolo” quando è stato ospite al programma di Fabio Fazio ” Che tempo fa”…
Video “Bombarolo”:

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Testo “Bombarolo”:

Chi va dicendo in giro
che odio il mio lavoro
non sa con quanto amore
mi dedico al tritolo,
è quasi indipendente
ancora poche ore
poi gli darò la voce
il detonatore.

Il mio Pinocchio fragile
parente artigianale
di ordigni costruiti
su scala industriale
di me non fara mai
un cavaliere del lavoro,
io son d’un’altra razza,
son bombarolo.

Nel scendere le scale
ci metto più attenzione,
sarebbe imperdonabile
giustiziarmi sul portone
proprio nel giorno in cui
la decisione è mia
sulla condanna a morte
o l’amnistia.

Per strada tante facce
non hanno un bel colore,
qui chi non terrorizza
si ammala di terrore,
c’è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo,
io son d’un altro avviso,
son bombarolo.

Intellettuali d’oggi
idioti di domani
ridatemi il cervello
che basta alle mie mani,
profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi farò da me
senza lezione.

Vi scoverò i nemici
per voi così distanti
e dopo averli uccisi
sarò fra i latitanti
ma finché li cerco io
i latitanti sono loro,
ho scelto un’altra scuola,
son bombarolo.

Potere troppe volte
delegato ad altre mani,
sganciato e restituitoci
dai tuoi aeroplani,
io vengo a restituirti
un po’ del tuo terrore
del tuo disordine
del tuo rumore.

Così pensava forte
un trentenne disperato,
se non del tutto giusto
quasi niente sbagliato,
cercando il luogo idoneo
adatto al suo tritolo,
insomma il posto degno
d’un bombarolo.

C’è chi lo vide ridere
davanti al Parlamento
aspettando l’esplosione
che provasse il suo talento,
c’è chi lo vide piangere
un torrente di vocali
vedendo esplodere
un chiosco di giornali.

Ma ciò che lo ferì
profondamente nell’orgoglio
fu l’immagine di lei
che si sporgeva da ogni foglio
lontana dal ridicolo
in cui lo lasciò solo,
ma in prima pagina
col bombarolo.