Sono passati tre anni dalla pubblicazione del precedente Pianissimo Fortissimo, tre anni nei quali i membri della band non sono certo rimasti con le mani in mano tra tour teatrali, progetti paralleli e cambi di etichetta, ma anche un ricco ventaglio di esperienze personali che va dai cambi di line up alla paternità. Tutte questi percorsi di vita convogliano in Del nostro tempo rubato, un doppio album contenente 24 brani dal tratto fortemente autobiografico. Le atmosfere sono ancora una volta delicate, nostalgiche, pregne di amara disillusione eppure mai del tutto chiuse alla speranza. E’ il mondo dei Perturbazione, lo stesso che già con il singolo Agosto aveva permesso loro di farsi conoscere ed amare dal grande pubblico. Già dal brano d’apertura, Istruzioni per l’uso, si capisce che la band è alle prese con un bilancio e un nuovo inizio, sia personale che professionale.

Non si tratta di un taglio netto con il passato, ma si percepisce comunque il cambiamento, a partire dai testi più profondi ed intimisti fino ai suoni, più aperti ad influenze eterogenee, che per la prima volta accolgono anche sprazzi di elettronica (Partire davvero) e un cantato da rocker arrabbiato (Vomito!). Non mancano comunque ballate d’autore più tradizionali, in pieno stile Perturbazione, come la struggente Primo , che immagina gli ultimi istanti di vita di Primo Levi, e la minimalista Musica Leggera. Proprio nei brani semiacustici e dai toni sommessi la band da il meglio di sé e rivela il massimo talento nell’isolare e portare delicatamente alla luce piccole, splendide emozioni di ogni giorno.

TRACKLIST:
“Istruzioni per l’uso”
“Mondo tempesta”
“Del nostro tempo rubato”
“Vomito!”
“Mao Zeitung”
“L’italia ritagliata”
“Revival revolver”
“Buongiorno buonafortuna”
“Primo”
“Il palombaro”
“La fuga dei cervelli”
“Partire davvero”
“Io sono vivo voi siete morti”
“Esemplare”
“Promozionale”
“Niente eroi”
“La canzone del gufo (Bohemian Groove)”
“La cura del sonno”
“L’elastico”
“Cimiterotica”
“Come in basso così in alto”
“Musica leggera”
“Last Minute”
“Titoli di coda”