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Primitivi dal futuro segna un’inaspettata svolta reggae nella discografia del trio, voluta si dice da Molteni dopo un viaggio a Cuba. Una svolta non completa però: del reggae abbiamo le melodie, la preponderanza qua e là del basso, ma permane un arrangiamento estremamente omogeneo molto punk, come sono soliti fare i Tre Allegri Ragazzi Morti. Altra novità sono i protagonisti delle canzoni: non più adolescenti arrabbiati o depressi ma giovani adulti, in difficoltà nell’affrontare l’inserimento nella società e inadeguati di fronte alle responsabilità. Così ubriaconi, depressi, giocatori, prostitute e giovani dipendenti dal computer sono i primitivi del futuro che popolano i brani. Non si trovano eroi nei brani dei Tre Allegri Ragazzi Morti, solo persone reali, con tutti i loro problemi e le loro difficoltà. La denuncia verso il singolo assume così valenza di denuncia verso l’intera società che ha prodotto questa generazione spenta. Immancabile il brano d’amore, La ballata delle ossa, che scava nelle profondità di un amore ormai bruciato e consumato nell’incapacità di coltivarlo ma che ancora resta importante. Anche le musiche si fanno più dolci e per un attimo il ritmo lascia fare un respiro. Solo un attimo però, perché poi si riprende subito con le chitarre distorte, la batteria incalzante, le melodie rabbiose quasi urlate contro una generazione del tutto priva di controllo su se stessa e sul proprio destino. Un quadro abbastanza desolante, che pur conservando qualche barlume di speranza riflette una realtà opprimente e addormentata su se stessa. Se non altro, rimane la buona musica.
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