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Se si cresce a circa un centinaio di miglia da Memphis, è praticamente impossibile non venire influenzati dal southern soul trasmesso da tutte le stazioni radiofoniche della città. Lo sa bene Sheryl Crow, che riconosce il proprio debito ai grandi degli anni 60 e 70, tanto da omaggiare in questo disco i grandi interpreti dell’epoca. 100 Miles From Memphis vuole rispolverare le sonorità funky e soul di Aretha Franklin, di Otis Redding, dei vocalist della storica Stax Records, sconfinando per una volta dai confini del folk bek quale è sempre stata ben radicata. Le undici tracce si susseguono sensuali e ariose, prendendosi il proprio tempo a discapito delle leggi radiofoniche: ognuna supera i cinque minuti, si sviluppa e sembra godere del proprio suono vintage e dall’orchestrazione articolata. L’obiettivo della Crow sembra raggiunto a giudicare dal singolo Summer Day, allegro e ballabile ma comunque ben studiato, decisamente migliore dell’ultimo Soak Up The Sun di ormai otto anni fa. Tra i pezzi più riusciti spiccano Long Road Home e Say What You Want, con il loro tappeto sonoro fatto di sax, trombe e un accattivante groove d’altri tempi. Accanto alle canzoni più giocose non possono mancare naturalmente episodi intimistici e riflessivi: è il caso del fumoso r’n’b di Sideways, ma anche della drammaticità pianistica di Stop, nella quale Sheryl Crow cede al proprio primo amore e torna ad abbracciare il folk più puro. 100 Miles From Home è un tuffo nel passato estremamente piacevole, perché guidato da un’artista che ne ha decisamente imparato la lezione.
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