Video, Testi e Traduzioni delle Hit del Momento!
Tornano sulle scene internazionali i Black Eyed Peas dopo il successo dell’anno passato con l’album The E.N.D. (The Energy Never Dies) capace di regalare al pubblico canzoni come Boom Boom Pow, I Gotta Feeling, Rock That Body e Meet Me Halfway rimaste ai vertici delle classifiche mondiali per settimane.
Il gruppo statunitense ci riprova ancora una volta con il singolo The Time (Dirty Bit), primo estratto dal sesto album per Fergie e co. The Beginning, che verrà pubblicato il 30 novembre.
Il pezzo non è altro che il campionamento del famosissimo (I’ve Had) The Time of My Life di Bill Medley e Jennifer Warnes che ha fatto ballare migliaia di persone a cavallo tra gli anni ottanta e novanta.
Sarà da vedere se il pezzo dance, riarrangiato appositamente per venire incontro ai gusti dei giovani d’oggi, riuscirà ad imporsi come fatto in precedenza dalla colonna sonora di Dirty Dancing, ma quando si parla di Black Eyed Peas non ci sono dubbi, il successo è sempre assicurato.
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Tra l’amore e il male e il nuovo singolo di Nevruz presentato a X Factor, un testo tormentato dove viene fuori tutta la problematica intrinseca dell’artista. Nevruz è un personaggio particolare, e possiamo considerarlo l’unico vero personaggio di X Factor di quest’anno. Il testo della canzone abbastanza unico come in genere, parlando nell’ambito televisivo, d’altronde non potevamo aspettarci altro da quello che sin dall’inizio ha creato un bel po’ di problemi all’interno della trasmissione. Rilascia al video il testo di ” tra l’amore e il male” :
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Miku è la nuova cantante giapponese che sta spopolando in tutto il mondo, lei infatti non è una cantante in carne ed ossa, ma un ologramma proiettato ad alta definizione su di un palco. Miku è la nuova frontiera della tecnologia, dovete sapere che questo personaggio virtuale non possiede la voce di una persona vera, fisicamente reale, ma è una voce sintetizzata al computer. Il programma utilizzato per sintetizzare la voce di Miku si chiama Vocaloid ed è prodotto dalla Yamaha. Riuscire a capire di cosa stiamo parlando è necessario per forza di cose vedere un suo video, perché solo così riuscire a capire il fenomeno che si sta creando attorno a questa cantante virtuale. In realtà Miku nasce da un manga giapponese, data la velocità con cui questo manga si è diffuso, alcuni furbi hanno deciso di creare un vero e proprio fenomeno, e guardate ai suoi concerti cosa succede:
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Con il nuovo singolo tornano a far parlare di sé i Negramaro, si chiama Sing-hiozzo e proviene dal disco casa 69. La band musicale più conosciuta in Italia fa ancora parlare di sé, era da tanto tempo che si aspettava questo nuovo disco, ma con “sing-hiozzo” hanno spiazzato anche i fan!
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Dieci tracce in cui voce, pianoforte e violino la fanno da padroni: quali migliori premesse per un disco pieno di sentimenti e di qualità? Ed infatti già le prime note di Soldier Of Love fanno sognare, con il brano The Moon And The Sky intriso di melodie delicate e ritmi soul. Il brano che dà titolo all’album poi rivela una Sade al suo meglio, con la sinuosa vocalità che accompagna testi riflessivi ed estremamente poetici. In Morning Babyfather e Long Hard Road sono invece i due strumenti a catturare l’attenzione con i loro vivaci e continui scambi giocosi. Le atmosfere fanno sognare, la voce di Sade trascina dolcemente verso Paesi lontani. Le influenze del resto sono molteplici e portano all’orecchio un mondo colorato e ricco di sfaccettature. Hanno sapore jazz Be That Easy, Bring Me Home, In Another Time e Skin, pur rimanendo legati alla forma canzone che li rende ancor più efficaci sin dal primo impatto. Soldier Of Love è un album fatto di colori delicati, che richiama al contempo la primavera e l’inverno, la nostalgia di ciò che è stato e la fantasia di ciò che sarà, mantenendosi sempre su una dimensione eterea lontana dalla vivida presenza dell’oggi. Chiude il disco la splendida The Safest Place, una summa dei pregi dell’intero album nella quale energia e delicatezza si incontrano in un perfetto equilibrio e danno vita ad un brano elegante ed affascinante. Sade ancora una volta non delude e con Soldier Of Love offre ai propri fan l’ennesima dimostrazione di essere una grande artista, ma soprattutto regala uno splendido album, assolutamente da avere.
E’in arrivo il terzo album per Isobel Campbell e Mark Lanegan, rispettivamente reduci dai Belle And Sebastian e dagli Screaming Trees. Con Hawk il duo pop rock imbocca inaspettatamente una strada più blueseggiante e che strizza l’occhio al country. Così trovano posto due cover di Townes Van Zandt e la bellissima No place To Fall, cantata in coppia da Isobel con il folksinger newyorkese Willy Mason. Hanno invece sapore più black l’intimistica You Won’t Let Me Down Again o la più intensa ed energica Time Of The Season. La voce e lo stile dei due si intrecciano in perfetto equilibrio, anche se non mancano i brani in cui è chiara l’impronta prevalente: la languida To Hell And Back Again è ricca di autunnali sfumature proprie della malinconica Campbell, mentre i toni gospel di Lately sono palesemente farina del sacco di Lanegan, anche se quest’ultimo brano, privo di mordente, non è particolarmente riuscito. Anche se di qualità, l’album non dà le conferme che ci si sarebbe aspettati e la vena creativa dei due artisti non pare particolarmente ispirata, seppure il tutto sia celato dietro sapienti arrangiamenti. Anche Come Undone rivela un duetto perfettamente eseguito ma un po’ piatto, così Hawk seppure abbia spunti di grande interesse si perde nel già sentito, o nelle idee abbozzate ma prive del coraggio di osare necessario a concretizzarle davvero. Eppure la vivace Get Behind Me o la delicata We Die And See Beauty Reign lasciano ancora sperare che il sodalizio riveli i barlumi di genialità dell’esordio. Non resta che attendere.
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Sono lontani i tempi di Bittersweet Simphony, e forse è tempo di andare oltre. Si cerchino di evitare dunque i confronti degli archi del brano d’apertura, All You Ready, che potrebbero influenzare negativamente il giudizio, e si guardi oltre. Alla svolta hip hop di America ad esempio, o anche al carattere da inno generazionale della riuscitissima This Thing Called Life. Sin dai primi brani è chiaro che The United Nations Of The Sound ha il pregio di riflettere variegate e poliedriche influenze, che lo rendono un disco in grado di tenere vivo l’interesse fino alla fine. Merito anche della diversa estrazione dei musicisti che accompagnano Ashcroft: il californiano Steve Wyreman alla chitarra, il bassista di New York Dwayne “DW” Wright, il tastierista e campionatore Rico Petrillo e Oyu Jackson alla batteria. Il folk di How Deep Is Your Man introduce una graffiante Royal Highness che rimanda al miglior Lou Reed, mentre i toni si smorzano nella dolcezza di She Bring Me The Music, con una sezione ritmica che la salva magistralmente dalla banalità. E’ un disco dalle molte sfumature, forse pensato proprio per il live e che punta ad accontentare tutti i gusti, con il pregio di non eccedere in nessuna direzione e mantenere un filo conduttore, quello del brit pop che in questo senso sì, richiama il brillante passato dei Verve. Il progetto lascia ben sperare, e nell’attesa di un seguito chi può si goda i brani in concerto, dove Ashcroft e soci danno il meglio di sé e le canzoni si mostrano con rinnovata energia, non mancando di trascinarvi nel canto corale.
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Chi se lo aspettava un disco di inni preghiere, dallo stravagante autore di Sex Bomb? Eppure eccolo qui, in tutto il suo splendore. Perché di splendore si tratta: Praie And Blame suona sin dalle prime note particolarmente ispirato, forse grazie alla scelta dei brani, i traditional e i gospel che Tom cantava da bambino nella Chiesa e nel pub sotto casa. Certo parte del merito va al produttore Ethan Jones, che gli ha cucito addosso arrangiamenti ruvidi e scabri perfetti per l’occasione e ha reclutato un plotone di musicisti degno della più grande star. Con Praise And Blame scopriamo che la voce di Tom Jones è ancor più bella quando non esplode ma si libera dolcemente, lenta e riflessiva. I brani vanno da Oh Mercy di Bob Dylan, sorretta solo da chitarra acustica e percussioni, all’ossessiva Burning Hell di John Lee Hooker dove invece il cantante libera tutta la propria maestosa potenza.
Non mancano poi pezzi contemporanei, come Did Trouble Me di Susan Werner e If I Give You My Soul del texano Billy Joe Shaver. Con Nobody’s Fault But Mine la tentazione di strafare è tanta, ma Jones pare resistere e, dimentico dei riff di Jimmy Page e degli ululati di Robert Plant torna alla sommessa litania di Blind Willie Johnson, altra perla nella lucente collana che è Praise And Blame. I parallelismi con Johnny Cash e le sue American Recordings sono inevitabili, quanto meno per mettere in evidenza le opposizioni: qui non siamo di fronte ad un uomo al crepuscolo, alle riflessioni ultime e sofferte di un cuore che si spegne, al contrario l’album è una parentesi riflessiva, perfettamente riuscita, nella carriera di un uomo ancora all’apice della propria esistenza.
Sono già passati più di dieci anni da quando Cesare Cremonini scorrazzava sulla sua Vespa con i Lunapop. Da allora anche come solista non ha perso un colpo, ma ora è tempo di bilanci. Forse un po’ prestino per la verità, non tanto per i dieci anni di carriera quanto per i soli cinque album pubblicati, ma l’operazione in fondo non stupisce perché sono tanti i singoli estratti e le canzoni che hanno scalato le classifiche radiofoniche.

La raccolta testimonia la crescita artistica del cantante, dalla spensierata freschezza dei Lunapop alla maturazione compositiva e l’approccio con tematiche più impegnate ed una maggiore ricercatezza testuale. Una storia in 24 canzoni, che inizia con le leggere Un giorno migliore e Vorrei, ma presto vira verso le atmosfere più arrabbiate e post-adolescenziali di Padremadre, con il quale il cantante muove i primi passi nel cantautorato, decisamente con buoni risultati. La successione dei pezzi mette in luce il crescendo qualitativo e la svolta verso atmosfere più riflessive fino ad arrivare ai successi dell’ultimo disco di inediti Il primo bacio sulla luna, contenente il singolo di successo Figlio di un Re. Due sono gli inediti, a testimonianza che Cesare Cremonini sta tirando le somme ma non ha nessuna intenzione di fermarsi qui: Mondo, scritta in collaborazione con Jovanotti, e Hello, che si avvale della partecipazione della stella emergente Malia Ayane. Il risultato finale è quasi due ore di brani coinvolgenti, da cantare a squarciagola ma prestando sempre più attenzione ai testi e al tessuto musicale, che gradualmente rivelano sempre maggiori bellezze.
Un altro successo per la tigre di Cremona, che non sembra risentire del passaggio del tempo. Il disco, colto e raffinato come sempre, si apre con l’atmosfera vellutata e ammaliante di You Get Me, in duetto con Seal, pezzo che ha anticipato l’uscita del disco. Io e te scorre come velluto, la musica è di quelle che entrano subito sotto la pelle, la voce di Mina intrigante, sensuale, capace di vagare dentro le orecchie
dell’ascoltatore rapinandolo di grandi emozioni. Il Povero E Il Re cavalca Amore Disperato, già cantato con Lucio Dalla, Così Così e Solo Se Sai Rispondere sono canzoni intrise di colori musicali, dei labirinti in cui muoversi cercando un’uscita che non è mai dove ti aspetti che sia. Come Se Io Fossi Lì è un’altra gemma di alta qualità, delicata, dal sapore pieno. Un dolcissimo piano ed una delicata chitarra elettrica sono i protagonisti del pezzo, il sound è ricco come tutto l’intero album di virtuosismi Jazzistici, anche se le atmosfere hanno quel certo sapore rock.
La Clessidra è un brano strutturato su basi quasi che strizzano l’occhio all’elettronica ma sempre su un principio contemporaneo. In Accendi questa luce e Amoreunicoamore si evince una Mina anni 70, come se il tempo non fosse mai passato,mentre si alternano sentimenti di rabbia, di dolcezza, di euforia ma anche di rimpianti, due storia di partenze, addii, speranze e cuori infranti.Con Ma Comme Faje, dodicesima traccia del cd, assaggiamo una Mina Mazzini partenopea, una sorta di scatto etnico-jazz; le parole scandiscono la voglia di cambiare l’uomo che non ti ascolta, che non capisce cosa vuoi, che non cambierà mai, in sostanza redimere l’anima di un uomo o perdersi eternamente con lui. Di nuovo ci si consuma in echi e riverberi quanto mai eleganti con l’ultima canzone dell’album dal titolo Mi Piacerebbe andare al mare, dove si srotolano dolci i suoni dei violini e del pianoforte, un brano intenso ma delicato, semplice e diretto, per farla breve di lusso. Il tempo passa, il talento di Mina per fortuna no.